PHILIPPE SOUPAULT

PHILIPPE SOUPAULT

CRITICA , 1981

Un universo che nessuno scultore, nessun pittore, nessun incisore ci aveva obbligato a scoprire. Chi ci fa da guida? per primo lo scultore che esalta il corpo umano e le sue metamorfosi? Sarà inferno o purgatorio?   E un mondo che si può percorrere solo mantenendo le distanze. Infatti, Attardi è ciò che a stretto rigore potrebbe definirsi un mago, nel senso medievale della parola.   Egli è capace di inquietare e anche di affascinare.   Non c’è da meravigliarsi se lo scultore, lucido ma lirico, in un paese ancora mal conosciuto, la Somalia, ha saputo indovinare, ha riconosciuto le creature così belle e perfette, modelli che egli ha magnificato conferendo loro il mistero di una bellezza incomparabile. Si può supporre che lo scultore abbia così provocato una eccezionale dimensione. Le proporzioni sono esaltate quasi come quelle dei giganti di una mitologia tuttora sconosciuta. (…) Ciò che provoca sorpresa, addirittura stupore, è che l’arte di Attardi non è simile a nessun’altra, non ammette confronti.  Si cerca invano di scoprire delle influenze.  Attardi è libero ed esige libertà.  Non è prigioniero di se stesso come tanti creatori che si ripetono instancabilmente.

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