ENZO SICILIANO

Nel piallare una scandalosa bellezza, Attardi ha trovato una muscolatura sul punto d’essere frolla, la possibilità di radicare le immagini di decadimento e rovina che si affollavano nella melanconica ipocondria del suo cervello a una forma del tutto concreta, sorprendente nella sua fisiologica evidenza: le braccia alzate come un urlo, il mento sul petto come in attesa di una condanna. Ma è il torace da ex-atleta, tondeggiante  sotto le costole, la vita assottigliata e stretta all’ombelico come da un nastro, le cosce scollate dalla struttura ossea, a rendere plausibile la repulsione immaginativa. O fanno toccar con mano la scoperta estrema d’una ormai ferita virilità. Quale soluzione dare ai propri spasmi sanguigni? Cosa perpetrare, ancora, in “questo mondo assassino”, di vitale e aggressivo se il sesso penzola come un batacchio inutile raccolto in un fazzoletto? L’unica risorsa è rendere tutto ciò significativo, scavarne e riverberi di bellezza, turlupinare la vita nello specchio dell’immaginazione.

Enzo Siciliano, 1970

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