GUIDO GIUFFRE’

Le lastre (…), giovandosi di quell’esperienza da scultore che tanto lo ha rivelato al pubblico che probabilmente ha rivelato Attardi a se stesso, qualificano l’artista tra i nostri incisori tra i più complessi e significativi (…). Come la scultura ha d’un tratto solidificato l’immagine, bloccandola in una definizione formale tanto più vantaggiosa ai fini della concentrazione espressiva, dove ogni orpello scivolato via dalla eburnea epidermide sotto cui scorrono linfe corrosive e mortali, così questi corpi d’uomo e di donna, e le singole suppellettili, e le coltri modellate come fossero nubi tempestose, slargano quel mondo di chiuse passioni quanto li costringono perimetri serrati e taglienti. Attraverso la torsione dei piani, vibranti e densi nella pienezza del tratteggio inciso più che nei suggerimenti della grafite, e le figure nervose e scattanti quanto avviluppate in se stesse, nella definita concretezza dei suoi nuovi personaggi, Attardi riapre in termini rinnovati e perentori un discorso che fluttua talora nelle angosciose ambiguità di un pittura morbosamente estenuata.

Guido Giuffrè, 1969

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