ATTARDI D’ALACORN

1312Quando ho visto molti anni fa, le prime manifestazioni della furia di Attardi, m’è venuto in mente come l’adolescenza di cui ho fatto parte faticasse a non immergersi nella Charogne come in una notte irreversibile e definitiva, come le fosse arduo redimere quella dissoluzione cercandovi le condizioni di un’identità, che era quella del canto stesso. Non credo che Attardi sia un artista facile e facilmente comprensibile, nemmeno in quelle che possono essergli attribuite come catechesi, e sia pure pronunziate con un’energia savonaroliana d’invettiva, che anch’essa pure si inscrive in un momento cruciale della nostra cultura artistica. La sua ascesa, oltreché impavida, è commovente perché nulla ha rinunziato dell’uomo che soffre e che agendo spera di portare, nelle opere e nei giorni, un contributo di verità poetica e intellettuale, qualcosa che “fa un altro uomo”.

Carlo L. Ragghianti

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