Ugo Attardi “Eros”

Presentazione

cat. Eros 7Inauguro oggi il nuovo spazio espositivo, con l’Artista con cui inaugurai la Ulisse Gallery più di 13 anni fa. Non c’ è più Attardi, a condividere timori e trepidazioni: il ricordo della sua figura e delle nostre conversazioni è motivo di nostalgia e stimola a fare sempre di più, e meglio. Quella volta fu un’antologica, opere del 1945 al 2000. Oggi, molte opere inedite, mai esposte, segrete, sotto il segno dell’Eros. Cerco di onorare, solo in parte, un debito di riconoscenza, per l’uomo, l’amico, il grande Artista. È proprio la nudità dei corpi, negli amanti, rispetto al ruggire del tempo beffardo, a farsi candida. vorace, ma innocente.

L’arte ha difficoltà, oggi, a definirsi, e in questa sua incertezza si presta ad accettare tutto e il contrario di tutto. Attardi, con umiltà e coraggio, virtù che una volta sempre si accompagnavano, ha saputo abitare lo spazio immaginativo per eccellenza, contro tendenze e mode dominanti. Gli elementi che si combinano nelle sue opere sono a volte più razionali e coscienti, altre, più impulsivi ed emozionali. L’artista trae tutto dal proprio intimo, anche ciò che egli stesso non conosce ancora, e che deve la sua esistenza all’istinto della sua mano, allo slancio della sua anima. L’arte è forse un sacerdozio che pretende solo uomini puri, a lei totalmente votati, e Attardi è stato un artista veramente puro, votato totalmente al suo lavoro. Credo che anche sul punto di lasciare questa terra, lui abbia favoleggiato intorno al viaggio che stava per intraprendere.

Carlo Ciccarelli


 

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Silvia Pegoraro

Complexio oppositorum: l’eros bipolare in Attardi come paradigma dell’arte e dell’esistenza

 

Walter Benjamin definiva la modernità come qualcosa di essenzialmente “romanzesco”, poiché in essa il racconto è legato quasi esclusivamente alla dimensione della lettura e del libro. Si è persa sostanzialmente la narrazione come evento pluridimensionale e risonante, il racconto di immagine. il racconto come mito. Ugo Attardi, dopo le prime ricerche astratte, approda a una figurazione nutrita da una potente vena narrativa e descrittiva – in qualche modo letteraria“- per esprimere quello che in altre occasioni si è avuto modo di definire realismo visionario. Prende le mosse da una bruciante realtà referenziale, da un vissuto individuale o collettivo, venato di problematiche etiche e morali, di interrogativi intorno all’identità dell’uomo in epoca moderna. Poi. però, grazie a una dirompente immaginazione creativa e a un uso acuto e pungente dei frammenti del reale, dà vita a uno spazio onirico in cui mito e realtà si annodano inscindibilmente, dramma e sogno si snodano reciprocamente. La visione secondo la quale esperisce il mondo. Attardi la imbeve della propria esperienza, e. per usare un termine da lui coniato e a lui assai caro, la ~esistenzia~ in una crisi. “Crisi” equivale etimologicamente a “trapasso”, “passaggio”: il trapassare delle forme le une nelle altre, degli eventi gli uni negli altri. Krisis come passaggio del colore nello spessore, della linea nella materia, della forma nel “fantasma”, della “carne del mondo“ (Merleau-Ponty) nel miraggio onirico. I lavori di Attardi presentano così sempre un doppio registro: hanno una base accessibile a

una percezione “referenziale“ della realtà, e un punto di fuga, un vortice che risucchia l’immagine m un altrove”: cosi, nello spazio della composizione. il reperto fisico perde i connotati del reale per assumere valori altri, paradigmatici, originari, fantastico-mitologici, surreali…

Pur essendo, in un certo senso, realistico, il mondo di Attardi è portatore del mistero e dell’irrazionale: la rappresentazione si azzera a vantaggio della “visione”. Ogni scena ci è in qualche modo familiare, e nello stesso tempo suscita in noi una curiosa impressione di straniamento. Un dipinto di Attardi si sviluppa di volta in volta qui” e “altrove”; l’artista sembra farci approfittare dell’istante ultimo e insieme eterno di un bagliore, di una tenebra, o di un crepuscolo. Qualche volta, ci rammenta la stupefazione ipnotica di Balthus. o la solitudine atemporale, gonfia di silenzio, di Hopper: ci dà il senso di una sospensione tipica del dormiveglia – e infatti la sua pittura abbonda di corpi sdraiati in un languido abbandono – quando lo spirito insegue turbamenti visivi sempre pronti a dissolversi, ottenendo così che le sue immagini siano al con-tempo precise e indistinte, totali e fuggevoli. esatte e lontanissime.

Cifra stilistica inconfondibile della sua arte diventa ben presto la presenza centrale di corpi umani ben torniti, “scolpiti”, classicheggianti. ma anche allungati in slanci manieristi o tormentati da taglienti tratti espressionisti (evidenti soprattutto nel disegno e nell’incisione) su sfondi spesso surreali o tendenti all‘astrazione, fatti di geometrie imperfette e come liquefatte. La tridimensionalità in Attardi è apparentemente solida, garantita da impianti prospettici sapientemente strutturati. Eppure è continuamente contraddetta dallo spazio che si restringe angusto dietro le figure in primo piano, o dall’oscurità che le assedia, tendendo a negare “fughe” in profondità . dalle superfici delle pareti che si sviluppano perpendicolarmente allo sguardo dello spettatore, dagli scenari “chiusi” come quinte teatrali…Si ha una contrazione dello spazio, come in un claustrofobico Kammerspiel.

cat. Eros 6Corpi umani, dunque, presenti ma assenti, con-tratti nello sforzo di uscire dal visibile, sofferenti, o abbandonati in una sconfinata melanconia, ma anche gioiosi e amanti. La forza della materia in Attardi ha la propria matrice nel corpo umano, “cifra immediata del desiderio” (Barthes).

Stupire, disturbare, sedurre: questo sembra chiedere Attardi alle sue opere, grazie alla sua potente retorica visiva. Provocazione e meraviglia sono estranee al canone classico e proprie invece dell’estetica barocca“. Una particolarità di Attardi sta nel creare una sintesi originale tra di essa e i propri soggetti “classici”: in primis il corpo umano, nelle vibrazioni delle sue forme tattili e scultoree. Infatti i corpi umani dipinti sin dalla sua prima fase figurativa (dopo quella astratta di Forma 1) esprimono una sorta di marginarle “nostalgia” per la scultura, di desiderio indomabile per la corporeità fisica della terza dimensione. E un corpo solido e conturbante conquisteranno a partire dal 1967, negli splendidi gruppi scultorei lignei di Attardi, e in seguito anche nelle sue sculture in bronzo e in marmo.

Una figurazione, quella di Attardi, che si riappropria dunque, con intensità, della dimensione miti- ca. e proprio per questo riesce a dominare il caos” e costringerlo a diventare forma” (Nietzsche). Il caos è la futilità e l’anarchia“ (Eliot) della storia contemporanea; ma è anche il mare magnum dell’inconscio, l’incoercibile magma di forze che si agita dentro l’individuo creatore e spettatore . Realtà e sogno, caos e forma….Tutta l’opera di Attardi si gioca in questa dialettica di opposti: “Sono ossessionalo dal dualismo che vedo nelle cose”, affermava lui stesso. Essa gravita intorno a due poli stilistico-formali: sapienza lineare, talora aspra e tagliente, e relazioni tonali. Attraverso la lingua del colore te figure si trasmutano in narrazione delle profondità interiori dell’artista, che vede il mondo con la violenza/delicatezza di un colore che il mondo non possiede. Attardi è uno straordinario colorista, e straordinarie sono le sue larghe campiture monocrome: i blu notte, i lilla striduli, i verdi marci, i rossi-arancio caldi e sfavillanti, di cui parla Pasolini in una sua lettera all’artista: predomina quel rosso che sta tra lo scarlatto e l’arancio. una spremuta di rossi barocchi e manieristici mista ai rossi naturali delle ore vere, italo-romane, Appenniniche. Dopo  Dostoevskij scrive ne l’adolescente , il caos potrà essere dipinto soltanto con “belle forme” , come quelle dei corpi femminili e maschili di cui Attardi ci riempie gli occhi e la mente svolgendo il nastro di tutto il suo percorso creativo. La bellezza, del resto, come diceva Rilke, è terribile, perché non è il luogo di una pacifica contemplazione, ma il luogo in cui tutte le contraddizioni coesistono. E’ il luogo in cui ciò che è stato semplificato dal calcolo razionale o dall’ideale estetico torna a misurarsi nella tensione, nel pòlemos che lo contrappone al suo opposto. Anche in Attardi non c’è dunque pacificazioneo coincidenza degli opposti, ma c’è la loro complexio, il loro intrigo, e la loro tensione reciproca. Del resto, “ogni creazione è un’operazione polemica” (Novalis), perché chiama in causa la bellezza in quanto eccedente e dissidente, e per ciò che ex-cede, fuoriesce e si distacca dalle normali regole e misure dell’esistenza. E il corpo, il corpo umano, protagonista assoluto dell’arte di Attardi, è naturalmente all’origine di quell’erotismo che possiamo leggere come paradigma di quest’arte, etica del grande artista di origine siciliana. In questa sua condizione primaria, il corpo assume diverse funzioni: flussuate. epifamca. tmesica. genito- cinetica. La loro manifestazione è legata al corpo in quanto referente complesso: al sorgere somatico del desiderio, al flusso delle pulsioni, alle fram­mentazioni narrative. I flussi pulsionali sono legati alle epifanie del desiderio, che segnano la presen­za costante del corpo. La tmesi (taglio, distacco, separazione) elimina lo materia narrativa diversa dal corpo, isolandolo su un fondo di tenebra o di luce acquamarina – vago e indefinito, liquescente ed evanescente – mentre la funzione genito-cinetica perpetua la gestualità sessuale del corpo. Tutto ciò può evocare i due termini per indicare il corpo nella lingua tedesca: Korper. il corpo anatomico, e Leib. il corpo vissuto. In Attardi. Korper e Leib si polarizzano in un’appassionante tensione poetica, che rinvia alle radici originarie della corporeità. Il corpo sembra capace di far saltare tutti i codici linguistici[1], esso è l’esperienza stessa che “si scri­ve”: “Il corpo non è né sostanza, né fenomeno, né carne, né significato”.[2] Il corpo è l’inizio e la fine di tutto, ma in fondo, il corpo è oltre il corpo. Infatti. Attraverso il corpo erotico, o erotizzato. Attardi co­struisce una sua metafisica: la fisicità si catapul­ta nell’assoluto di una tensione che porta sempre altrove.

In un saggio famoso. Jean Clair scrive che “è fuor di dubbio che l’occhio, se da una parte ha a che ve­dere con la legge, la regola, il nomos. dall’altra ha a che fare anche con il desiderio, la sregolatezza

illusioni, svela i pregiudizi, sospende la saggezza consolidala. Ex-cede. come l’erotismo, dal nomos. trascende la legge per sconfinare nel desiderio, nel caos, nella complexio oppositorum. facendo convivere in modo inimitabile precisione e dérè­glement, classicismo ed espressionismo. Rigore e istinto, esattezza e immediatezza, calcul el rêverie IBaudelaire) si mescolano in una forte tensione nei confronti della realtà, una realtà che prende forma fisica nei corpi attraverso un tormento interiore in­finito.

Come Bataille in margine alla sua opera Sur Niet­zsche. Attardi sembra “orientare” il corpo in due direzioni opposte: alluna attribuisce purezza, divi­nità. immortalità; all’altra contaminazione, anima­lità. corruttibilità. L’eros è il nodo cruciale di queste due direzioni. Per questo la visione erotica di At­tardi sposta continuamente il baricentro dell’inter­pretazione dal piacere al dolore, dalla tenerezza al sadismo, dal languido abbandono alla crudele aggressività. Dalla bellezza senza difese di Pao­lo  e Francesca alla minacciosa bestialità di John Hawkms. Dall’incanto estatico all’ossessione e al delirio.

Quel che è certo è che Attardi non subisce il mon­do, lo sfida. La sua scultura è la manifestazione più alta di questa sfida, condotta con asprezza e ardore, con riserbo e intelligenza, e trasmetten­doci un’intensa sensualità ci parla della profonda immersione dello scultore nella materia, e dona alla sua arte una profonda essenza erotica. La carnalità” delle sue sculture è racchiusa nell’atto stesso della loro dura e tormentata realizzazione, che ci svela una sensualità scaturita dal frugare ansioso nel corpo della scultura, svelando Tener- già di una dedizione totale. Le sculture di Attardi riportano sempre all’intuizione vitale e tragica del­la forza che le ha originate, della tensione ancora pulsante che le caratterizza, di un’energia che si pone m lotta perenne con la processuali tecnica. La scultura di Attardi diventa così il corpo del suo linguaggio verbale e visivo: l’immagine porta oltre la dimensione semantica del linguaggio, al di là del significato, “verso la pura materialità del refe­rente” IBarthes), sulle tracce del corpo come mo­zione del desiderio. Talora – come nella formidabi­le La vuelta de Cristobài Colóri. 1980 – l’artista scava la materia-carne, fino a prosciugarne le compagini strutturali, come se scorticasse” le sue figure per conservarne solo l’essenza: la struttura dinamica,il circuito energetico. Un’impressione che danno anche molte delle sue figure disegnate su carta, in particolare a matita e a china. I disegni erotici in particolare, nelle loro molteplici varianti, non di rado inquietanti e provocatorie. In questo senso le opere su carta di Attardi costituiscono il vero punto critico della sua arte: quel punto di krisis a cui si è già accennato. Punto di passaggio, di trasforma­zione. tra passato e futuro, tra realtà e allucina­zione. tra classicismo ed espressionismo. Queste carte sono profondamente attuali, critiche, meta­morfiche. aiutano ad abbandonare l’ottica del la­voro artistico come sistema compiuto, per entrare in quella del progetto come prospettiva, cammino, tensione, attivando una serie di dispositivi dram­matici” e “narrativi”.

[1]    Cfr. M Cavallo. The Rethoncal construction of the Body. XV Congress of the International Association of Empirical Aesthetics. Roma. 1998.

[2]   J L Nancy. Corpus. Cronopio. Napoli. 1995. p. 19.

  1. J Clair. Il nudo e la norma Klimt e Picasso nel 1907. in AA W.. Forme e pensiero del moderno, a cura di F. Rella, Feltrinelli. Milano. 1989. p 66
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