UGO ATTARDI- LE VAISSEAU DE LA REVOLUTION

1355
UGO ATTARDI, “LA MORT DE MARAT”

Vorrei armare e far rivivere plasticamente la rivoluzione, la sua ombra, gli uomini, le tensioni, le sue apparenze e i segreti; i documenti che la riguardano (veri e inventati), il tutto racchiuso in una nave con molte stanze e percorsi, evidenti e a sorpresa. Ho sempre pensato le energie e le decadenze, i mille accadimenti della storia, racchiusi in spazi geometrici (tali sono i paesi, le menti umane, i destini). Vorrei perciò realizzare in scultura l’immagine della rivoluzione, e delle infinite “rivoluzioni” che la generano, all’interno d’una geometria ( e delle sue amplificazioni) che implichi l’idea del viaggio, dell’avventura. Rappresenterò la nave con grandi assi di acciaio (strutture che la sintetizzino e insieme linee di energia): all’interno le stanze dovranno concatenarsi e contenere uomini e fatti (fatti noti, altri inventati: ma sempre col fine che meglio si possano decifrare verità ed enigmi). Costruirò un grande “castello”, sorprendente per la sua estrema apparenza e da scoprire con una visita nel suo interno. Su un tavolo Robespierre è stato ferito e degradato (senza più la forza della parola) in balia degli avversari, delle loro armi, sguardi, fiati e sudori. Altrove incontreremo Danton: siede (al momento sereno) sorridente, intessendo pericolosi percorsi. Dietro di lui, potremmo aprire la porta che conduce al suo salottino segreto ricco di piacevolezze da collezionista; gioie, una raccolta di stampe e disegni pornografici, e in più vedremo armadi, vetrine con documenti scritti (veri i più, altri da me inventati: con l’irriverenza di chi ha l’immaginazione che li consente di dire che c’era. Infatti c’ero.) In altre stanze, evidente, incontreremo il re Luigi XVI.

1354
UGO ATTARDI, “LE TOTEM DU PPOUVOIR”

Lo rappresenterò molte volte: quando Robespierre studente gli porge il saluto del suo collegio e Luigi ascolta seduto in carrozza rosicchiando una coscia di pollo: e in altri momenti: nei suoi tumultuosi e non amputati rapporti con l’aristocrazia: e ancora: l’abito suo, da Re, le paure, le umiliate resistenze e le penitenze; e poi: i suoi innocenti piaceri i re: la meccanica, gli spettacoli (la lettere scritta al boia per congratularsi del magnifico lavoro eseguito nella tortura e nell’esecuzione d’un condannato). Farò popolo che calpesta e uccide la grande maschera del potere, vedrò popolani a terra, assembrati, in attesa del più straordinario evento d’ogni tempo: un capovolgimento di rapporti di proprietà di una potestà assoluta; attendono, con la nobile bassezza dell’impudenza plebea, il coraggio e la paura. Farò il clero (il basso clero attratto dalla rivoluzione, e l’altro, quello ostile). Userò sculture di legno, di resina e di ferro; userò dipinti e disegni, e cose scritte; percorsi, ambienti chiusi ma che possano evocare dimensioni atemporali. Consulterò storici, copierò documenti, inventerò. Metterò e unirò cose avverse: amore e irriverenza, gestualità , e sobrie apparenze; cose “dette” ed altre esistenziate. Pur non essendo un codardo, tale progetto chiede incoraggiamenti; e molta forza. Spero che nulla di questo mi manchi.

con amicizia vostro Ugo Attardi

maggio 1987

Annunci